Il lago di Sant' Antonio


Provincia di Latina

Forse il meno noto dei laghi scomparsi, in realtà non lo è del tutto. Il suo “fantasma” infatti continua ancora ad esistere sulle cartine stradali del Touring Club e sulle mappe dell’Istituto Geografico Militare, nonostante da oltre 30 anni al suo posto sorgano coltivazioni di granturco, grano e piantagioni di Eucalipti.
Siamo nella zona litoranea della provincia di Latina, quasi al confine con quella di Roma, nei pressi di Torre Astura vicino ad uno di quei tanti agglomerati nati dopo la bonifica dai nomi tanto pittoreschi quanto fuori posto qui nel centro-sud, Borgo Montello.
Ed è proprio il fiume che da’ il nome al castello, l’Astura appunto, la causa della scomparsa di questo lago, o quantomeno ne è complice visto che in realtà è stato sempre l’uomo a decretarla. Infatti, circa 35 anni fa, all’inizio degli anni ’60 fu scavato un canale che riversò le acque del bacino in quelle del fiume, fino a svuotarlo del tutto e rendere così la zona completamente “bonificata” e pronta per le nuove piantagioni che puntualmente seguirono.
Sono proprio i contadini più anziani della zona ad avere memoria di questo lago che come si vede dalla cartografia aveva dimensioni ragguardevoli. La sua superficie era di circa 0,16 Kmq, mentre la sua forma particolare, che ricorda un po’ quella di un boomerang si stendeva ai piedi di una collina alta quasi una trentina di metri per una lunghezza complessiva di oltre 1 Km e 200 metri ed una larghezza di circa 100.
Le su acque raggiungevano in alcuni punti anche gli 8 metri di profondità. L’area dell’invaso è allo stato odierno difficilmente identificabile a prima vista dato che anche l’orografia del terreno è stata modificata sensibilmente ed addolcita per permettere la facile manutenzione delle colture.
Anche tra gli abitanti della zona, anche se abbiamo visto con qualche piccola eccezione, si è ormai persa ogni memoria di questo lago, che costituiva uno degli ultimi resti naturalistici dell’ambiente sfuggiti alla grande bonifica degli anni venti-trenta. Per fortuna il Touring Club e l’I.G.M. continuano, e probabilmente lo faranno per chi sa quanto tempo ancora, con la loro cartografia a mantenere vivo il lago “fantasma”.



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